Mar
9th

Il “dettaglio” che rivoluziona in meglio i rapporti

A cura di Luigi Miano
Responsabile della Rubrica ComunicAmando
QUI la sua presentazione

Oggi voglio raccontarvi una storia emozionante, bellissima.

Un giorno un’insegnante chiese ai suoi studenti di fare una lista dei nomi degli altri studenti della classe su dei fogli di carta, lasciando un po’ di spazio sotto ogni nome.

Poi disse loro di pensare la cosa più bella di ciascuno dei loro compagni di classe e scriverla. Ci volle tutto il resto dell’ora per finire il lavoro, ma all’uscita ciascuno degli studenti consegnò il suo foglio.

Quel sabato l’insegnante scrisse il nome di ognuno su un foglio separato, e vi aggiunse la lista di tutto ciò che gli altri avevano detto su di lui/lei.

Il lunedì successivo diede ad ogni studente la propria lista. Poco dopo, l’intera classe stava sorridendo. “Davvero?” sentì sussurrare. “Non sapevo di contare così tanto per qualcuno!” e “Non pensavo di piacere tanto agli altri” erano le frasi più pronunciate.

Nessuno parlò più di quei fogli in classe, e la prof non seppe se i ragazzi l’avessero discussa dopo le lezioni o con i genitori, ma non aveva importanza: l’esercizio era servito al suo scopo. Gli studenti erano felici di se stessi e divennero sempre più uniti.

Molti anni più tardi, uno degli studenti venne ucciso in Vietnam e la sua insegnante partecipò al funerale. Non aveva mai visto un soldato nella bara prima di quel momento: sembrava così bello e così maturo… La chiesa era riempita dai suoi amici. Uno ad uno quelli che lo amavano si avvicinarono alla bara, e l’insegnante fu l’ultima a salutare la salma. Mentre stava lì, uno dei soldati presenti le domandò: “Lei era l’insegnante di matematica di Mark?”. Lei annuì, in seguito lui le disse “Mark parlava di lei spessissimo”

Dopo il funerale, molti degli ex compagni di classe di Mark andarono insieme al rinfresco. I genitori di Mark stavano lì, ovviamente in attesa di parlare con la sua insegnante. “Vogliamo mostrarle una cosa”, disse il padre, estraendo un portafoglio dalla sua tasca. “Lo hanno trovato nella sua giacca quando venne ucciso. Pensiamo che possa riconoscerlo”. Aprendo il portafoglio, estrasse con attenzione due pezzi di carta che erano stati ovviamente piegati, aperti e ripiegati molte volte. L’insegnante seppe ancora prima di guardare che quei fogli erano quelli in cui lei aveva scritto tutti i complimenti che i compagni di classe di Mark avevano scritto su di lui. “Grazie mille per averlo fatto”, disse la madre di Mark. “Come può vedere, Mark lo conservò come un tesoro” Tutti gli ex compagni di classe di Mark iniziarono ad avvicinarsi. Charli sorrise timidamente e disse “Io ho ancora la mia lista. E’ nel primo cassetto della mia scrivania a casa”. La moglie di Chuck disse che il marito le aveva chiesto di metterla nell’album di nozze, e Marilyn aggiunse che la sua era conservata nel suo diario.

Poi Vicki, un’altra compagna, aprì la sua agenda e tirò fuori la sua lista un po’ consumata, mostrandola al gruppo. “La porto sempre con me, penso che tutti l’abbiamo conservata”

In quel momento l’insegnante si sedette e pianse. Pianse per Mark e per tutti i suoi amici che non l’avrebbero più rivisto.

A chi mi dice: “con certe persone non voglio avere contatti perché non le sopporto, sono sgradevoli, mi stanno antipatiche”, io rispondo con una domanda: “quanta parte della popolazione stai escludendo? Quante opportunità di apprendere qualcosa di nuovo stai evitando volontariamente?”.

E poi ricordo che quando avvertiamo qualcosa che non va nell’altro probabilmente è il riflesso di quello che non piace di noi stessi. Ed è una grande opportunità per apprendere e per crescere.

Come scrive Lincoln: “se cerchiamo qualcosa di negativo negli altri senz’altro lo troveremo, se cerchiamo qualcosa di positivo anche..”

Prova ad introdurre nel tuo atteggiamento questa novità, cerca sempre negli altri quello che ti piace, anche solo un dettaglio, scoprirai delle cose meravigliose. Vivrai i rapporti con un altro spirito, conoscerai la gioia di conoscere storie diverse e persone nuove.

I TUOI RAPPORTI, LE TUE RELAZIONI SUBIRANNO UNA AUTENTICA RIVOLUZIONE!

Provare per credere..

Con il cuore

Luigi Miano

Feb
22nd

Cosa comunica il tuo viso, mentre parli?

A cura di Luigi Miano
Responsabile della Rubrica ComunicAmando
QUI la sua presentazione

I CONTENUTI E L’ESTETICA NON FANNO LA DIFFERENZA

Nel 1972 Albert Merhabbian , psicologo statunitense, condusse uno studio che è rimasto nella storia della comunicazione interpersonale.

Nel primo studio i partecipanti dovevano giudicare se una serie di parole erano: positive, negative o neutre. Furono scelte 3 positive (caro, grazie e dolcezza) -3 naturali (oh - forse - davvero) e 3 negative(bruto - non - terribile). Ognuna di queste parole fu letta con diversi toni di voce per l’appunto: positivo - neutro e negativo e il tutto fu registrato.

Nella seconda parte dello studio, i soggetti furono invitati a giudicare se la parola “forse” era negativa, neutra o positiva, in base ad alcune immagini che rappresentavano visi giudicati in precedenza come negativi…neutri o positivi. Da questa serie di esperimenti Mehrabian ormai quasi 40 anni fa ha tratto la conclusione che il 55% dell’informazione fosse veicolato dal viso, il 38% dalla voce…ed il 7% dal contenuto del messaggio.

Probabilmente la ricerca di Merhabian fu sovradimensionata (anche perché realizzata 40 anni fa!) però diede delle indicazioni molto veritiere sul peso specifico che hanno le tre componenti nella comunicazione.

L’esperimento di Merhabian venne realizzato da altri in maniera più scientifica dando luogo a percentuali ancora più sbilanciate verso il non verbale (secondo Michael Argyle, 12,5 volte superiore al verbale).

A me piace molto l’immagine che usa Ciro Imparato, grande doppiatore e formatore, nel paragonare i tre strumenti della comunicazione a tre parti di una casa di circa 100 mq.

Abbiamo un bel salone di 55 mq che è la parte più importante dell’abitazione, delle stanze che complessivamente misurano 38 mq, ed un corridoio di soli 7 mq che è ininfluente ai fini della piacevolezza dell’abitabilità.

Mettiamo conto che abbiamo bisogno di ristrutturare e ci dedichiamo esclusivamente a rendere bellissimo il corridoio di soli 7 mq. Abbiamo reso migliore il nostro appartamento?

Questo è quello che accade nella nostra vita, investiamo tutte le nostre energie a studiare il contenuto di quello che diciamo studiando per anni, ci dedichiamo anima e corpo al nostro aspetto estetico e trascuriamo le componenti della comunicazione che fanno realmente la differenza nella vita.

Ti faccio due domande: quand’è l’ultima volta che ti sei registrato e risentito? Quand’è l’ultima volta che ti sei video-ripreso e poi rivisto per studiare il tuo linguaggio non verbale?

Quanto tempo dedichi a settimana a sviluppare la consapevolezza della tua comunicazione paraverbale (l’uso della voce) e non verbale (il linguaggio del corpo)?

Il miglioramento e l’efficacia della nostra comunicazione passa attraverso lo studio, l’esercizio e la consapevolezza di questi due aspetti. Come facciamo a migliorare se non siamo consapevoli di come usiamo la nostra voce ed il corpo, la mimica etc…

Comincia oggi stesso registrandoti, sentendoti e risentendoti, vedendoti allo specchio mentre ti esprimi. Forse all’inizio sarà uno shock ma necessario.

Fammi sapere quali saranno le tue scoperte.

Con il cuore

Luigi Miano

http://luigimiano.wordpress.com/

Feb
9th

Sviluppare profondità nelle relazioni

C’era una volta un’isola caraibica stupenda.

Viveva su quest’isola una tribù isolata da tutti, che faceva una vita meravigliosa in sintonia con la natura.

In seguito arrivò improvvisamente un esploratore con le sue barche ed attraccò in una baia. Nessuno della tribù li notò, nessuno sapeva cosa fosse una barca.

Dopo qualche tempo il capo tribù notò che c’erano delle strane onde che si adagiavano sulla baia. In seguito notò la barca. In quel momento fu in grado di raccontare alla sua tribù quello che stava accadendo.

Il nostro linguaggio verbale, i gesti, il nostro linguaggio non verbale sono solo la punta dell’icerberg.

Sono le onde anomale attraverso le quali scoprire che ci sono degli esploratori approdati sulla nostra isola. Non c’è nulla di più impreciso del linguaggio. Esso rappresenta una piccola parte della nostra esperienza soggettiva in quanto noi cancelliamo, distorciamo, generalizziamo i milioni di informazioni che riceviamo. Lo facciamo per una questione di sopravvivenza psicologica.

Questo impoverisce le nostre mappe, le irrigidisce, le rende poco flessibili.

Il comunicatore è capace attraverso delle domande mirate di ricongiungere il linguaggio all’esperienza. Pensiamo solo ad una grande generalizzazione : “tutti gli uomini sono uguali”.

Si prende una esperienza soggettiva negativa o forse più di una e si costruisce una regola generale.

Il comunicatore esperto di PNL può aiutare la persona ad ampliare la sua mappa e ricongiungersi ad una esperienza più produttiva chiedendo: “tutti gli uomini?”,”hai incontrato almeno una volta nella tua vita un uomo che si è dimostrato speciale?”.

E’ un grande lavoro di ricostruzione di tutto ciò che lasciamo per strada, è un enorme lavoro volto a smontare convinzioni limitanti e mappe sterili.

Tutto questo passa attraverso la via della consapevolezza e del controllo delle sensazioni ed emozioni.

La strada tracciata dalla PNL è quella dello sviluppo dell’acutezza sensoriale.

Ogni singolo gesto, anche il più insignificante apparentemente, nasconde un significato recondito per quella persona, e può essere estremamente rivelatore.

Anche in questo caso si tratta di andare oltre la superficie attraverso l’esercizio alla osservazione consapevole, distaccata dal punto di vista emotivo, aiutando la persona a comprendere in profondità.

E’ una visione delle cose profondamente diversa da quella a cui siamo abituati. Non ci facciamo attraversare passivamente dagli eventi, dalle relazioni, ma ne siamo più che spettatori, io direi protagonisti.

Io vi auguro di sviluppare esperienze di consapevolezza e profondità nelle vostre relazioni interpersonali poiché sarà un modo di vivere estremamente appagante.

Con il cuore

Luigi Miano

http://www.luigimiano.wordpress.com/

Gen
27th

GLI OSTACOLI ALL’EMPATIA

Ogni seminario che tengo è per me origine di un grande arricchimento, considero ogni esperienza di aula un laboratorio in cui verificare ciò che funziona meno o più, le resistenze maggiori delle persone, quali strumenti possano essere veramente efficaci per il cambiamento.

In questa occasione ho fatto sperimentare un approccio alla relazione basato sui principi del rapport, su cui ho già scritto diverse volte (vedasi i miei precedenti articoli).

Ritengo che il rapport, cioè la creazione di una sintonia con l’altro basata sul rispetto, sulla somiglianza e sull’empatia, più che essere spiegato teoricamente vada sperimentato.

Dopo aver dato molte poche nozioni ai partecipanti (volutamente), li ho fatti esercitare simulando un incontro in cui una delle due persone raccontasse un episodio significativo della propria esistenza in cui ha incontrato ed incontra difficoltà.

Dall’altra parte chiedevo all’ascoltatore-mentore, una grande presenza di spirito, un sostegno, una partecipazione e che comunicasse all’altro la sua assoluta “comprensione”. Utilizzando domande che facilitassero l’apertura dell’altro, evitando di portare la propria mappa in quella dell’altro, senza fornire consigli.

Premetto: esercizio non facile, eseguito tra l’altro in poco tempo e con pochi strumenti. Li ho messi veramente alla prova, perché volevo che ci fosse una trasformazione.

I partecipanti ci hanno messo grande impegno e non hanno avuto difficoltà a sviluppare un ascolto attivo, non “mollando” mai il compagno autore del proprio racconto di vita.

La difficoltà è sorta nell’andare al di la dell’ascolto attivo, che è comunque un buon passo avanti, ed abbandonarsi alla comprensione autentica del mondo dell’altro.

Dai feed-back ricevuti ho compreso che la difficoltà maggiore fosse nell’abbandonarsi, nel lasciarsi andare accantonando la parte egocentrica di sè stessi. Alcuni si sono preoccupati di poter essere invadenti nel porre alcune domande, altri si sono chiusi, altri ancora si sono accentrati troppo sui propri pensieri e punti di vista.

Quello che ho detto loro è che i presupposti per avere questa incredibile, bellissima esperienza di trascinamento interiore nel mondo dell’altro, sono di lasciar fluire questa sorta di carica energetica e magnetica abbandonandosi all’altro. Solo lasciando da parte tutto ciò che siamo, che pensiamo, il nostro vissuto, i nostri pregiudizi, i film mentali, quello che “vorremmo” o “potremmo” dire è possibile avere una autentica esperienza di rapport.

Come scrivo sempre: parola d’ordine ALLENAMENTO!

E voi che esperienze avete vissuto di Rapport?

Con il cuore

Luigi Miano

http://www.luigimiano.wordpress.com/

Gen
12th

I segreti delle Relazioni Efficaci

A cura di Luigi Miano
Responsabile della Rubrica ComunicAmando
QUI la sua presentazione

Buongiorno e ben trovati a tutti i lettori,

vi auguro un anno ricco di soddisfazioni e serenità e di tutto ciò che possiate desiderare dal profondo del cuore..

Ho deciso di farvi un piccolo regalo, una mini guida pratica allo sviluppo ed il mantenimento di relazioni efficaci.

Credo che possa interessare a molti l’obiettivo della guida poiché la nostra vita è fondata sulle relazioni.

Questi sono, a mio modo di vedere, gli elementi chiave:

1. COSTRUISCI CONVINZIONI POTENZIANTI, LIBERATI DI QUELLE DANNOSE

Tutti noi costruiamo con il tempo delle convinzioni afferenti ogni area della nostra vita, le convinzioni hanno origine dall’ambiente di origine, dalle nostre frequentazioni, dai nostri maestri, e dall’esperienza.

Le convinzioni sono ciò che è vero rispetto a noi stessi, agli altri, alla vita.

Nell’ambito delle relazioni, in particolare, le credenze hanno un peso notevole.

Mi spiego con un esempio: se io ho avuto relazioni sentimentali insoddisfacenti, e le donne con cui sono stato mi hanno tradito, posso aver costruito una convinzione per cui tutte le donne non sono fedeli. Questa convinzione influenzerà pesantemente le mie relazioni affettive future.

Fai mente locale sulle convinzioni depotenzianti, dannose che hai rispetto alle relazioni interpersonali, scrivile. Rifletti su quali siano all’atto pratico le conseguenze di queste convinzioni. Sostituiscile con convinzioni utili.

2. VERIFICA SEMPRE IL FEED-BACK

Un comunicatore efficace si assume la responsabilità di ciò che intende comunicare. Egli verifica che ci sia corrispondenza tra quello che intendeva comunicare e ciò che è stato compreso: il feed-back. L’atto del comunicare non è fine a se stesso è costruito su un obiettivo e tale obiettivo va verificato.

Se vuoi diventare un ottimo comunicatore verifica sempre che ci sia comprensione reciproca. Puoi farlo ripetendo le parole dell’altro, puoi chiedere esplicitamente se sia stato compreso il significato esatto, puoi fermarti a dare feed-back per ogni singola parola. Questo sarà apprezzato dal tuo interlocutore.

3. RISPETTA LA MAPPA ALTRUI

La mappa non è il territorio, la mappa non è altro che una rappresentazione di un territorio, la mappa è una rappresentazione soggettiva. Partiamo dal principio che quello che noi percepiamo del mondo appartiene solo a noi ed è frutto di molti filtri culturali, percettivi, della nostra visione.

Tutte le Mappe hanno una funzione differente, tutte le mappe sono utili.

Esercitiamoci a rispettare le mappe del resto dell’umanità, esercitiamoci ad esercitare la flessibilità.

Entriamo nel mondo altrui in punta di piedi, con curiosità e rispetto.Ogni mappa arricchisce la nostra.

4. RAGIONA IN TERMINI DI COMPORTAMENTO

Generalmente si ha la tendenza ad etichettare le persone: quello è cattivo, è buono, è incapace etc..

E tendenzialmente lo si fa in termini negativi. Questi giudizi sono attinenti all’identità della persona e possono ferire.

Credo che per creare relazioni efficaci, sia opportuno ragionare solo in termini comportamentali.

Quello che la persona fa non corrisponde a quello che essa fa.

Possono essere mille le ragioni per cui quella persona si è comportata, si comporta in un determinato modo, sia anche molto dannoso. Il comportamento va distinto dall’identità.

5. INTERESSATI ALL’ALTRO IN MANIERA AUTENTICA

L’essere umano cerca “comprensione”, vi è mai capitato di sentirvi dire la frase:”non m i capisce”?

La comprensione è sicuramente uno dei bisogni più sentiti dall’essere umano.

Sono convinto, sperimentandolo quotidianamente, che per entrare in sintonia con gli altri occorra abbattere mura di diffidenza.

Oggi c’è molta diffidenza che serpeggia tra gli esseri umani, c’è paura di essere scottati, c’è chiusura.

Sentire, percepire, vedere da parte dell’altro che noi siamo realmente interessati al suo mondo, alle sue parole, ai suoi valori aiuta ad abbattere i muri.

Attraverso l’ascolto empatico, il rispecchiamento ed il ricalco possiamo entrare in sintonia e fiducia reciproca con chiunque. Occorre molta comprensione, commiserazione come scrive il Dalai Lama, rispetto e sensibilità.

Ti invito ad entrare in punta di piedi nel mondo altrui e “sentire” il suo mondo come fosse il tuo.

Ti invito a considerare e vedere il legame esistente tra te e qualsiasi essere umano su questa terra, si aprirà ai tuoi occhi un mondo nuovo di ricchezza interiore. Sentirai fluire al tuo interno tutta la bellezza degli altri esseri umani.

6. CERCA NELL’ALTRO IL BELLO

Quando qualcuno mi chiede: “come faccio a farmi piacere una persona che non sopporto?non ce la faccio ad andare incontro a chi non mi piace”.

Io prima chiedo: “ti rendi conto di quanta parte della popolazione stai precludendo?”.

E poi suggerisco umilmente: “cerca nell’altro ciò che ha di bello”.

Io applico costantemente questa massima, è molto difficile che non riesca a trovare qualcosa di bello negli altri. Può essere un dettaglio fisico, un modo di muoversi, di parlare, un piccolissimo dettaglio che risuona positivamente dentro di noi.

Applica costantemente la legge del “bello” negli altri e vedrai, perceperai del meraviglioso negli altri esseri umani.

I miei seminari sono incentrati sulla creazione di relazioni appaganti, efficaci e serene.

Sabato 23 gennaio a Roma si svolgerà il seminario “Le chiavi del cambiamento”, ci sono ancora pochissimi posti. Ti invito calorosamente a partecipare poiché sarà una esperienza “trasformazionale”.

Info e dettagli: http://www.lbtraining.it

info@lbtraining.it

Con il cuore

Luigi Miano

Dic
29th

Il mio modello formativo

A cura di Luigi Miano
Responsabile della Rubrica ComunicAmando
QUI la sua presentazione

Ricordo ancora come fosse oggi la noia che mi attanagliava durante le lezioni di greco e latino durante il periodo del liceo, quelle lezioni infinite “monologanti” che sembravano non finire più! Unico momento di coinvolgimento? Durante le temutissime interrogazioni che ancora sogno la notte come fossero un incubo.

Sono pochissimi i prof. che ricordo con piacere, è più forte il ricordo di coloro che mi perseguitavano con la “scusa” che potevo rendere di più.

Tutta la mia comprensione ai ragazzi che non si sentono “stimolati”.

Ed all’Università? Peggio, un delirio egocentrico del Professore di turno, senza alcuna partecipazione attiva degli studenti. Ed anche in questo caso una noia mortale.

All’università seguii solo per il primo anno, ero letteralmente annoiato a morte.

Capisco perché moltissimi mollano!

Si trattava di un modello formativo antiquato, preconfezionato che mi ha sempre allontanato dalla curiosità di conoscere.

Poi ho cominciato a frequentare altri modelli formativi, quelli degli enti pubblici, dei corsi regionali, modelli più coinvolgenti ma sempre sul vecchio stampo borbonico.

E con una impostazione ancora troppo ancorata al “modello” statico calato dall’alto.

Poi ho conosciuto un altro tipo di formazione quella aziendale, moderna, improntata al coinvolgimento diretto, all’uso delle tecnologie, allo studente protagonista.

Negli ultimi anni ho avuto l’onore di sedere in aula con alcuni dei migliori formatori a livello mondiale e nazionale. Oggi mi volto indietro e penso alle lezioni di greco e latino e sorrido..

Questa crescita ha prodotto in me una sete di conoscenza senza limiti, divoro libri a tonnellate, frequento corsi su corsi, e “rubo” conoscenza da tutti coloro che ne sanno più di me. Cosa per me sconosciuta fino al periodo universitario. Anzi gli anni di studio avevano prodotto in me una avversione.

Oggi ho una nuova idea della formazione:

penso che divertendosi si possa apprendere di più, che i giochi, le simulazioni in aula aiutino più di mille parole, che molte volte siano i corsisti ad avere le risposte, che non esiste un modello pre-confezionato ma flessibile di approccio formativo.

Credo che la formazione d’aula sia un laboratorio di idee, una grande possibilità di sperimentare, mischiare, verificare.

Formare è dinamismo, è uno scambio, è una possibilità di crescita per tutti compresi i trainer.

Un caro saluto.

Luigi Miano

23 GENNAIO “LE CHIAVI DEL CAMBIAMENTO”

Info: www.lbtraining.it

Dic
17th

IL CUORE DELLE RELAZIONI FUNZIONANTI PARTE II

A cura di Luigi Miano
Responsabile della Rubrica ComunicAmando
QUI la sua presentazione

Entriamo nel cuore del Rapport e vediamo al rallentatore le singole fasi.

1. Calibrare il nostro interlocutore significa osservare con grande attenzione il suo mondo, i suoi segnali verbali e non verbali, le sue mappe, i filtri, fino ad andare a fondo nei suoi valori. Calibrare attentamente indica un fase di estrema precisione in cui prendiamo le misure, non si tratta di una fase fredda e distaccata anzi estremamente empatica. Significa entrare in punta di piedi, con estremo rispetto ed attenzione in un territorio che non conosciamo.

2. Rispecchiare consiste nel riprodurre quello che avviene in incontri funzionanti a livello naturale. Le persone che stanno insieme da tanto tempo riproducono gli stessi movimenti corporei come si specchiassero. E non solo i movimenti anche il respiro, il paraverbale. Tutto ciò procura nel nostro interlocutore un senso di piacere poiché si sente completamente a suo agio trovando una somiglianza.

3. Ricalcare una persona vuol dire stare al passo con la sua esperienza. Rispecchiando i suoi atteggiamenti ed i suoi stati d’animo noi ricalchiamo le tracce che l’individuo inevitabilmente lascia (comunicando) lungo il tragitto nella sua rappresentazione territoriale interiore dell’esperienza in corso. Stare al passo della sua esperienza implica non solo consentirgli di provare empatia nei nostri confronti, ma offre anche a chi ricalca di potersi porre nei panni dell’altro e di vedere le cose secondo la sua angolatura. Ricalcare è un passo in più rispetto alle esperienze precedenti, significa poter creare una sintonia così forte da poter sentire quello che sente l’altro in modo tale da alzare il livello di comprensione
.
4. Unire questi passaggi in maniera graduale, con stile, naturalmente. Non è un processo meccanico, è un atteggiamento. Il collante del rapport è un grande amore per gli altri esseri viventi, una grande curiosità per gli accadimenti che li riguardano, per i loro sentimenti.
.
5. Saranno utili convinzioni come queste: “ciascuno arricchisce la mia esperienza”; “amare gli altri ed aprirmi agli altri permette loro di fare altrettanto”, ragioniamo in termini di comportamenti e non di etichette.

SPERIMENTATE, APPLICATE E FATEMI SAPERE I RISULTATI.

Luigi Miano

http://luigimiano.wordpress.com/

Sei interessato a comprendere realmente l’interlocutore e farti capire?Vuoi sviluppare l’interesse degli altri nei tuoi confronti? Hai il desiderio di migliorare la tua vita di relazioni? Vuoi essere più sicuro di te stesso e carismatico?

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Dic
8th

IL CUORE DELLE RELAZIONI FUNZIONANTI

A cura di Luigi Miano
Responsabile della Rubrica ComunicAmando
QUI la sua presentazione

Più mi impegno a studiare questo sterminato ed affascinante mondo della Programmazione Neuro Linguistica e più ritengo che la scoperta sensazionale, rivoluzionaria risieda nell’ambito della creazione del “rapport”.

Rapport è una parola francese che indica la creazione di una relazione simpatetica ed armoniosa. E’ una parola che sintetizza un processo molto complesso di cui molte volte non abbiamo consapevolezza. Pensate solo un attimo a quelle persone che incontriamo per la prima volta e che ci fanno esclamare: “mi sembra di conoscerti da una vita!”, vi sarà capitato. Oppure pensiamo ancora a cosa succede con quelle persone che conosciamo da tempo e con cui abbiamo una sintonia meravigliosa.

Vi siete mai fermati a riflettere cosa succede in queste magiche relazioni?

Bandler e Grinder rimasero incantati dalla magia delle sedute terapeutiche del più grande ipnoterapeuta mai esistito: Milton Erickson.

Quest’ultimo riusciva a trasformare un formale incontro terapeutico in un evento magico. La sua competenza inconscia (perchè non riusciva ad averne la piena consapevolezza) risiedeva nel fatto di riuscire a creare una tale sintonia e fiducia con il suo paziente che di fatto gli si affidava completamente. Il merito dei fondatori creatori della P.N.L. è stato quello di studiare le strategie di Erickson e trarne dei modelli applicabili in ogni situazione.

Credo ci sia un termine che meglio di rapport sintetizza questa incredibile strategia:

PASSING.

Letteralmente significa “stare al passo”, significa creare una sintonia tale con l’interlocutore da farlo sentire sempre seguito, ascoltato ed in particolare compreso.

Quello che chiediamo quando abbiamo a cuore un problema, quando ci troviamo in dubbio o vogliamo prendere una decisione, è sentirci veramente compresi.

Nei prossimi articoli esaminerò dettagliatamente quali sono i singoli momenti per creare passing.

Voglio concludere sottolineando quello che secondo me è un ingrediente indispensabile al fine di riuscire: tanto tanto cuore.

Un affettuoso saluto.

Luigi Miano

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Nov
22nd

I simili si attraggono Parte II

A cura di Luigi Miano
Responsabile della Rubrica ComunicAmando
QUI la sua presentazione

 

 

“Andare incontro alle persone nel loro mondo” (Milton Erickson).

Proprio Milton Erickson, il più grande ipnoterapeuta mai vissuto, utilizzava questa tecnica in maniera assolutamente spontanea e naturale. Si serviva del “rispecchiamento” per creare un clima di naturale fiducia con i suoi pazienti. Questi ultimi percepivano nel loro terapeuta qualcosa di simile a livello inconscio che li portava a rilassarsi ed a lasciarsi andare.

Bandler e Grinder, i padri della Programmazione Neuro Linguistica, modellarono Erickson e cerarono una tecnica ben precisa. “Rispecchiare” come dice il termine, significa fare da specchio all’interlocutore, rimandargli la sua stessa immagine.

Alcuni esempi di elementi da rispecchiare sono:

La Postura: E’ rigido o rilassato? Il corpo è protratto in avanti o indietro? Come sono disposte le mani, le braccia e le gambe?
Respirazione: La sua respirazione è toracica o addominale? Il ritmo è lento veloce o tranquillo? Con che intensità respira? (profondi o leggeri?)
Movimenti: Qual è la sua gestualità? Come tiene le mani? Come muove la testa? ( ad esempio: annuisce mentre parla?)
Il paraverbale: il tono è basso o squillante? Che ritmo di voce ha? Con che velocità parla?
Il rispecchiamento va utilizzato in maniera cauta ed accurata. Non significa scimmiottare il nostro interlocutore ma entrare in maniera discreta ed empatica nel suo mondo. Significa rispettare il mondo dell’interlocutore ed arrivare al punto di “provare” quello che prova il nostro interlocutore. Provare per credere.

Con il cuore

Luigi Miano

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Nov
13th

I simili si attraggono Parte I

A cura di Luigi Miano
Responsabile della Rubrica ComunicAmando
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Quante volte vi è stato detto che “gli opposti si attraggono”, probabilmente ci abbiamo anche creduto. Quante volte ci hanno raccontato di relazioni tra persone completamente diverse che non funzionavano. Però si aggiungeva “sai non posso farci niente quella persona è così diversa da me che mi affascina”. Vi è mai capitato di vivere relazioni di questo tipo?

In realtà questo detto è completamente infondato, i poli opposti creano un cortocircuito. Probabilmente ci può essere un aspetto di fascinazione ben diverso però dal creare una relazione con delle basi solide.

Noi siamo delle MACCHINE DA RICONOSCIMENTO, andiamo naturalmente a caccia di chi ci assomiglia. Avete mai avuto la sensazione, incontrando per la prima volta una persona, di conoscerla da tanto tempo? Bene, quella persona probabilmente ha delle forti affinità con noi, si muove come noi, parla in una maniera simile a noi.

Il così detto MIMETISMO, che ha origini dal mondo animale, nasce fin dalla nostra primissima infanzia, il lattante adotta dei meccanismi di imitazione dei propri genitori al fine di favorire il suo accadimento. Quindi impariamo ad imitare fin da appena nati e poi da bambini diventiamo grandissimi imitatori. Provate a fare il gioco dell’imitazione dei gesti con i vostri figli e vedrete che spasso!

E poi questo meccanismo si sviluppa anche in età adulta. Pensiamo a due persone innamorate o che stanno insieme da tanto tempo. Avete mai fatto caso alla sincronia dei movimenti? Sembra che danzino..e poi marito e moglie che stanno insieme da 30 anni? Si assomigliano come due gocce d’acqua, sembrano fratello e sorella.

Addirittura ci sono i cani che assomigliano ai padroni e viceversa. Basta guardare l’andamento e la camminata.

Quindi il presupposto per cui una relazione possa veramente avere stabilità nel tempo e svilupparsi in profondità, è che vi sia una somiglianza tra le persone.

In base agli studi della P.N.L. si venne a scoprire che si può entrare nel mondo altrui attraverso delle precise tecniche che sviluppino empatia e somiglianza.

Nel prossimo articolo parlerò proprio di questo: della tecnica di rispecchiamento.

Un saluto.

Luigi Miano

 

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“COMUNICA BENE: SULLA VIA DI UNA TRASFORMAZIONE INTERIORE”

INFO:

http://liberamare.blogspot.com/2009/08/seminario-comunica-bene-roma.html

Oppure invia una mail di richiesta informazioni all’e-mail: luigi_miano@libero.it.

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