GLI OSTACOLI ALL’EMPATIA
Ogni seminario che tengo è per me origine di un grande arricchimento, considero ogni esperienza di aula un laboratorio in cui verificare ciò che funziona meno o più, le resistenze maggiori delle persone, quali strumenti possano essere veramente efficaci per il cambiamento.
In questa occasione ho fatto sperimentare un approccio alla relazione basato sui principi del rapport, su cui ho già scritto diverse volte (vedasi i miei precedenti articoli).
Ritengo che il rapport, cioè la creazione di una sintonia con l’altro basata sul rispetto, sulla somiglianza e sull’empatia, più che essere spiegato teoricamente vada sperimentato.
Dopo aver dato molte poche nozioni ai partecipanti (volutamente), li ho fatti esercitare simulando un incontro in cui una delle due persone raccontasse un episodio significativo della propria esistenza in cui ha incontrato ed incontra difficoltà.
Dall’altra parte chiedevo all’ascoltatore-mentore, una grande presenza di spirito, un sostegno, una partecipazione e che comunicasse all’altro la sua assoluta “comprensione”. Utilizzando domande che facilitassero l’apertura dell’altro, evitando di portare la propria mappa in quella dell’altro, senza fornire consigli.
Premetto: esercizio non facile, eseguito tra l’altro in poco tempo e con pochi strumenti. Li ho messi veramente alla prova, perché volevo che ci fosse una trasformazione.
I partecipanti ci hanno messo grande impegno e non hanno avuto difficoltà a sviluppare un ascolto attivo, non “mollando” mai il compagno autore del proprio racconto di vita.
La difficoltà è sorta nell’andare al di la dell’ascolto attivo, che è comunque un buon passo avanti, ed abbandonarsi alla comprensione autentica del mondo dell’altro.
Dai feed-back ricevuti ho compreso che la difficoltà maggiore fosse nell’abbandonarsi, nel lasciarsi andare accantonando la parte egocentrica di sè stessi. Alcuni si sono preoccupati di poter essere invadenti nel porre alcune domande, altri si sono chiusi, altri ancora si sono accentrati troppo sui propri pensieri e punti di vista.
Quello che ho detto loro è che i presupposti per avere questa incredibile, bellissima esperienza di trascinamento interiore nel mondo dell’altro, sono di lasciar fluire questa sorta di carica energetica e magnetica abbandonandosi all’altro. Solo lasciando da parte tutto ciò che siamo, che pensiamo, il nostro vissuto, i nostri pregiudizi, i film mentali, quello che “vorremmo” o “potremmo” dire è possibile avere una autentica esperienza di rapport.
Come scrivo sempre: parola d’ordine ALLENAMENTO!
E voi che esperienze avete vissuto di Rapport?
Con il cuore
Luigi Miano






Cara Stefania, mi permetto di dirti: ascoltere gli altri va bene, ma te stessa l’ascolti qualche volta? Ritengo che per la nostra buona crescita e quella degli altri sia necessario qualche volta saper dire “no” magari dicendo semplicemente la vertà: “In questo momento non posso ascoltarti, devo seguire mio figlio. Ci sentiamo più tardi o in un altro momento.”
Ti auguro AMORE e gioia.
Ida
Grazie, Luigi. Avevo già pensato alla “legge di attrazione” e infatti da tempo mi interrogo su questo, dato che mi sento quasi di preferire la solitudine alle relazioni sociali. QUando mi suona il campanello ed è l’amica in crisi, magari all’ora di cena, come posso dirle di no, pur avendo un figlio da coltivare e con cui interagire dopo una giornata piena per entrambi? Allo stesso tempo dire di sì, sali mi crea un disagio profondo, mi sembra che da parte sua non ci sia attenzione e ascolto delle mie evidenti esigenze. Lei va via più tardi dicendomi che l’ho risollevata e che le fa proprio bene stare con me, però io sono carica di malessere addirittura per un paio di giorni. Credo di aver raggiunto una buona consapevolezza su cosa fare per stare bene ma c’è ancora da aggiustare qualcosa…Grazie per questa opportunità di riflettere su questi aspetti “ad alta voce”. Buonissima giornata!
@Stefania
Innanzitutto ciao Stefania.
La tua domanda è piuttosto complessa e richiede vari livelli di risposta.
Partiamo dall’origine tu mi scrivi che le tue relazioni sociali sono in gran parte di aiuto. Io specifico che noi attraiamo persone e relazioni che sia risuonanti con noi. Se oggi tu attrai questo tipo di relazioni vuol dire che sei sintonizzata su questo tipo di persone. Le cose sono due: o tu in questo momento ti seni particolarmente forte e dai fiducia agli altri attraendo persone bisognose di accoglienza (però se fosse questa l’ipotesi tu saresti nella gioia e non mi sembra che sia così). Oppure sei in un periodo di grande turbolenza interiore in cui stai cercando tu stessa qualche cosa.
Nel primo caso tu saresti in grado di applicare il ricalco e guida, entrare in sintonia con la persona e guidarla verso stati emotivi più efficaci. Il secondo caso è più complicato perchè queste persone ti fanno risuonare dentro qualche cosa di te che non ti piace.
Cara Stefania io credo che in entrambi i casi queste persone siano estremamente utili per comprenderti meglio, per capire cosa esattamente sta succedendo dentro di te in questo momento.
Sii onesta, senza giudicarti, con te stessa. Analizza le tue emozioni mentre sei con queste amiche e scrivi e vai a fondo.
Le relazioni sono la nostra cartina di tornasole ci aiutano a capire molte cose di noi stessi che altrimenti rimarrebbero oscure.
Ti saluto con il cuore
Luigi
Ciao Luigi. In genere mi viene molto facile provare empatia per gli altri, sono considerata una buona ascoltatrice da amici e conoscenti, tanto che spesso mi trovo ad esaurire il mio (scarso) tempo libero a fare da pseudopsicoterapeuta a chi mi cerca per un problema o l’altro. Forse è per questo che ultimamente rifuggo le occasioni di “comunicazione” e, quando non posso evitarle, mi sento di subirle e dentro di me divento critica nei confronti di chi mi sta parlando:per esempio mi chiedo come faccia l’amica a non ascoltarsi e a non realizzare che certe cose me le sta dicendo da mesi allo stesso modo e sembra un disco rotto; mi chiedo se la persona non si senta a disagio nell’occupare il prezioso tempo libero di un altro con vibrazioni che di piacevole ed entusiasmante non hanno nulla; e mi domando come posso fare ad essere congruente con me stessa in questi scambi, anche se ho già provato a cambiare discorso, a deviare l’attenzione altrove, ad uscire a camminare con l’amica anzichè stare ingabbiata immobile su una sedia a casa davanti ad un lacrimevole caffè, ho perfino tentato di dire apertamente che in quel momento faccio fatica a segure quel tipo di discorso perchè stanca e non in vena (pausa di qualche minuto, ma poi si ricade lì). Non capisco come mai le mie relazioni sociali sono praticamente diventate tutte relazioni d’aiuto, per dirla come Gordon e ROgers. Puoi darmi un consiglio? Sbaglio qualcosa nel rapport? Non so bene impostare la guida?