GLI OSTACOLI ALL’EMPATIA
Ogni seminario che tengo è per me origine di un grande arricchimento, considero ogni esperienza di aula un laboratorio in cui verificare ciò che funziona meno o più, le resistenze maggiori delle persone, quali strumenti possano essere veramente efficaci per il cambiamento.
In questa occasione ho fatto sperimentare un approccio alla relazione basato sui principi del rapport, su cui ho già scritto diverse volte (vedasi i miei precedenti articoli).
Ritengo che il rapport, cioè la creazione di una sintonia con l’altro basata sul rispetto, sulla somiglianza e sull’empatia, più che essere spiegato teoricamente vada sperimentato.
Dopo aver dato molte poche nozioni ai partecipanti (volutamente), li ho fatti esercitare simulando un incontro in cui una delle due persone raccontasse un episodio significativo della propria esistenza in cui ha incontrato ed incontra difficoltà.
Dall’altra parte chiedevo all’ascoltatore-mentore, una grande presenza di spirito, un sostegno, una partecipazione e che comunicasse all’altro la sua assoluta “comprensione”. Utilizzando domande che facilitassero l’apertura dell’altro, evitando di portare la propria mappa in quella dell’altro, senza fornire consigli.
Premetto: esercizio non facile, eseguito tra l’altro in poco tempo e con pochi strumenti. Li ho messi veramente alla prova, perché volevo che ci fosse una trasformazione.
I partecipanti ci hanno messo grande impegno e non hanno avuto difficoltà a sviluppare un ascolto attivo, non “mollando” mai il compagno autore del proprio racconto di vita.
La difficoltà è sorta nell’andare al di la dell’ascolto attivo, che è comunque un buon passo avanti, ed abbandonarsi alla comprensione autentica del mondo dell’altro.
Dai feed-back ricevuti ho compreso che la difficoltà maggiore fosse nell’abbandonarsi, nel lasciarsi andare accantonando la parte egocentrica di sè stessi. Alcuni si sono preoccupati di poter essere invadenti nel porre alcune domande, altri si sono chiusi, altri ancora si sono accentrati troppo sui propri pensieri e punti di vista.
Quello che ho detto loro è che i presupposti per avere questa incredibile, bellissima esperienza di trascinamento interiore nel mondo dell’altro, sono di lasciar fluire questa sorta di carica energetica e magnetica abbandonandosi all’altro. Solo lasciando da parte tutto ciò che siamo, che pensiamo, il nostro vissuto, i nostri pregiudizi, i film mentali, quello che “vorremmo” o “potremmo” dire è possibile avere una autentica esperienza di rapport.
Come scrivo sempre: parola d’ordine ALLENAMENTO!
E voi che esperienze avete vissuto di Rapport?
Con il cuore
Luigi Miano





