Perché la Vendita Telefonica non funziona
A cura di Luigi Miano
Responsabile della Rubrica ComunicAmando
QUI la sua presentazione
Il mio primissimo lavoro in assoluto è stato nel telemarketing, “piazzavo” abbonamenti a Tele + , polizze infortuni, e regalavo carte di credito solo per un anno. Esperienza molto divertente ed interessante, per alcuni versi, sicuramente formativa. Ho lavorato inoltre per il servizio clienti Tim per due anni e poi per un breve periodo per Vodafone. Quando mi occupavo di vendita fissavo appuntamenti da solo. Conosco quindi la comunicazione telefonica, la quale ha il grave handicap di utilizzare solo lo strumento voce e quindi solo il verbale (8%) e paraverbale (84%). E’ quindi una forma di comunicazione altamente penalizzante per chi la utilizza. Bisogna essere molto abili per ottenere risultati solidi.
Personalmente ho preso moltissimi no al telefono per dire poco.. E non è facile mantenere sempre un livello di performance elevato indipendentemente dai risultati. E poi, a conferma di ciò, quello che conta non è tanto il contenuto della nostra telefonata quanto piuttosto il tono, ritmo, pause, timbro etc..e la CONVINZIONE. Abbiamo pochissimi secondi a disposizione per non farci mettere giù il ricevitore.
Un esempio pratico (ne potrei riportare mille PURTROPPO): ricevo una chiamata sul mio telefonino, si presenta una signorina con accento del nord parlando a nome di Vodafone: “lei è il Sig. Miano?” “posso farle una domanda? Lei paga il canone con Telecom?”.
Non l’ho fatta terminare (e mi dispiace sempre perchè mi immedesimo) poiché sapevo dove andava a parare.
A me dispiace sempre dover stroncare questi operatori, ritengo purtroppo per loro che non siano preparati (formati dalle aziende) adeguatamente. LASCIAMO PERDERE IL PARAVERBALE che comunque è importantissimo.
Parliamo della forma e della sostanza. E’ corretto porgere una domanda poiché riesce a calamitare l’attenzione dell’interlocutore. Non si può non rispondere ad una domanda siamo programmati per farlo. Se io vi chiedessi SIETE CAPACI DI NON RISPONDERE A QUESTO QUESITO?
Voi andreste in automatico a cercare una risposta anche se non la conoscete.
Le domande devono avere una finalità ben precisa, vanno calibrate attentamente.
Quella domanda : “lei paga il canone?” è una domanda banale, insensata, che non ha sbocchi, è chiusa.
E’ la domanda che formulano tutti gli operatori telefonici e quindi prevedibile.
Sarebbe più interessante e stimolante chiedere: “lei ritiene il livello di servizio offerto da Telecom proporzionato al Canone?”. “Domanda intelligente” che mi costringe a rispondere..a parlare, magari a sfogarmi, e potrebbe fornirmi informazioni molto preziose.
NON BASTA FARE DOMANDE OCCORRE CALIBRARLE, RENDERLE INTERESSANTI PER IL NOSTRO INTERLOCUTORE.
VOI COSA NE PENSATE ?
Con il cuore Luigi
A presto
Luigi Miano
Sei interessato a comprendere realmente l’interlocutore e farti capire? Vuoi sviluppare l’interesse degli altri nei tuoi confronti? Hai il desiderio di migliorare la tua vita di relazioni? Vuoi essere più sicuro di te stesso e carismatico?
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A Domenica Sissi per una giornata speciale!!
Un grandissimo abbraccio
Buongiorno Luigi, e buona giornata a tutti voi il sole splende e la vita è Meravigliosa, fatta questa premessa tutto si ridimensiona, hai ragione è inutile cercare una risposta a una domanda insensata, ma a volte si può dare una risposta insensata, tipo ma lo sai che la vita è troppo bella!!!!!! amico mio ti aspettiamo e prepariamo domande sensate ahahahah certi che le tue risposte saranno le migliori che possiamo avere…………..
grazie Liliana auguroni
Sì : empatia, fantasia, a volte anche solo un sano “buon senso”, aprono i canali della comunicazione
La voce, il tono..Tutto vero, tutto facilmente verificabile, dimostrabile.
Il cuore ? Sì, certo, importantissimo ,
ma cosa c’è, dietro alle nostre parole ?
Ci sono tipi di lavoro in cui saper comunicare è indispensabile,
si diventa esperti, la nostra comunicazione diventa un’ arte , fino a saper percepire d’istinto, il “metro” da usare ..
Ma che uso faremo di quest’arte ?
Un’arte per comunicare, o un’ arte per manipolare ?
La differenza oggi è molto, molto flebile…
Viviamo nel mondo “della comunicazione “, ma la gente è sempre più sola…
Qual’ è, oggi, IL VALORE DELLA PAROLA ?
Facciamo attenzione:
comunicare non è vendere, o invadere elegantemente, lo spazio anche mentale dell’ “altro”
“Chi è, l’altro ?Perchè gli sto parlando ?
In questa posizione , di rispetto ,capita a volte anche di rinunciare a parlare,
per ascoltare ciò che lui vuole dire..
o semplicemente “sentirlo”, in silenzio,
partecipando della sua vita…
E’in questa capacità di scegliere il silenzio, che ogni nostra parola trova il suo senso
Questo è per me comunicazione : entrare in connessione
Carisma, consenso e attenzione saranno conseguenti e proporzionali alla nostra capacità non di mostrare, ma di” far sentire” questa connessione
Grazie, Luigi, per queste belle opportunità di confronto!
Liliana
Grazie Marco!
Che scrivere, mi hai emozionato, ho sentito veramente una grande passione per il tuo lavoro e per gli altri esseri umani. Credo che questa sia la strada giusta non solo nella vendita ma nella vita!
Tu sei il “vero venditore” quello che agisce con il cuore e con la mente ed unisce entrambe le cose.
Infine chiudo con il concetto che questa nuova civiltà dovrà necessariamente fondarsi sull’empatia e sulla comprensione altrimenti saranno guai per tutti!
Grazie Marco
Un gande abbraccio con il cuore
Grandissimo Luigi, eccezionale come sempre.
e questo lo percepiscono, conferendomi fiducia e stima e “premiandomi” con referenze con le quali incremento il mio bacino di utenza.
E’ VERO! Non basta fare domande occorre calibrarle, renderle interessanti per il nostro interlocutore.
Ho esperienza decennale nel marketing; ho affrontato le più svariate metodologie di vendita, approcci e comunicazione applicata (telemarketing e door to door ovviamente compresi) e non posso non confermare quanto dici! …anche perchè, oggi come oggi, le persone sono “preparate”, bombardate come sono da spot di tutti i tipi e che giungono da ogni tipo di vettore e direzione. E la gente, che non è stupida, pur non avendo lauree e master in marketing e comunicazione inconsciamente recepisce i “meccanismi”, per abitudine forzata.
Credo, quindi, che ANCHE E SOPRATTUTTO PER QUESTO sia più necessario e “giusto” contrastare la “tecnica” ed utilizzare il CUORE!
Già anni fa parlavo a colleghi di “vendita col cuore” (può sembrare un paradosso in quanto la vendita, in sè per sè, è fredda), ma noto con estremo piacere che ciò che pensavo ed APPLICO tuttora, non è errato. Le persone non sono “macchinette” dove spingi questo pulsante o spegni quella lucetta; le persone hanno BISOGNO di “calore”, e ciò su cui le aziende dovrebbero spingere, a mio avviso, è preparare gli addetti al “contatto” insegnando loro metodi, ovviamente, MA facendogli capire l’ESTREMA importanza che ha il trattare le persone come tali anzichè come numeri, il significato dell’autentico SI (che si ottiene quando l’altra persona avverte ti potersi fidare di te), il valore dell’empatia! …bisogna “entrare” nelle persone, è la “tecnica” (tra virgolette) da applicare non è altro che la propria sensibilità.
Io personalmente riesco a vendere il doppio rispetto ai miei colleghi ma con un approccio di questo tipo; ed i miei clienti si sentono presi per mano e voluti bene, perchè io voglio loro REALMENTE BENE
CUORE! CUORE! CUORE! Come dice sempre Rebecca (che colgo l’occasione per salutare ed abbracciare): e non è un concetto da sfigati per Dio! Sfigato è chi segue uno schema A PRIORI anzichè integrarlo con lo schema del proprio cuore. Per cui, Luigi, assolutamente sì: ascoltarsi di più e capire l’altra persona per non rivolgere banali domande e rendere la conversazione con l’altra persona ricca ed emotivamente piacevole.
Grazie per questo articolo e per ciò che fai.
Un abbraccio ed una SPLENDIDA giornata.
Marco